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La centralità del borgo è legata anche alla Via Francigena, che da Pistoia portava i pellegrini ad Altopascio e che passava proprio da questo Castello e dal borgo che ancor oggi racchiude due scrigni: la chiesa di San Michele e quella di Santo Stefano.
All' interno della chiesa di San Michele si conserva l' unica abside integralmente giunta fino a noi fra le chiese romaniche del XII-XIII secolo presenti a Serravalle Pistoiese.
L' origine della chiesa è ancora oggetto di discussione: essa sembrerebbe menzionata in un documento del 764 d.C., che rappresenta l' unica testimonianza di età longobarda relativa alla terra di Serravalle. Il prete Aivaldo, desiderando vestire l' abito religioso fra i monaci della chiesa di San Bartolomeo di Pistoia, donava alla città lil monastero 'Sancti Angeli', vicino al fiume Nievole, identificato da alcuni studiosi con la chiesa di San Michele a Serravalle. Qui, una ricognizione ha portato alla luce, sotto l' attuale pavimentazione, un 'ossario', che lascia aperto lo scenario di una potenziale presenza monastica nella chiesa di San Michele.
Durante il secolo XVII fu modificata la facciata con l'apertura del finestrone barocco e venne costruito il porticato che, addossato al fianco meridionale della chiesa, ben si lega al tessuto urbano circostante, caratterizzando questa parte del borgo.
All' interno, sulla parete di sinistra della chiesa, vicino all' ingresso, è presente il trittico con Madonna in trono e il Bambino fra i santi Ippolito, Iacopo, Michele e Stefano, datato al 1439 e attribuito a Bartolomeo di Andrea Bochi (1400-1406 ca.-1475 ca.).
Sulla parete di destra, vicino all' altare, è presente parte di un interessante affresco dei primi decenni del Trecento, in cui è raffigurato il miracolo di San Biagio, al quale sono attribuiti i poteri contro il mal di gola. Il santo benedice il bambino con la mano destra, mentre con la sinistra comprime la glottide del bambino, che sta soffocando a causa della spina di un pesce. Probabilmente, questo affresco, tornato alla luce dopo il restauro, faceva parte di una più estesa decorazione relativa alla vita del Santo, venerato nell' area pistoiese e spesso presente nei cicli pittorici.

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