Rassegna estate tra le pagine - Fondazione Villa Bertelli - Forte dei Marmi (LU) - QualcosaDaFare.it
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A cura di Feltrinelli. Noti autori presenteranno le loro opere, dialogando con giornalisti o esperti dei vari comparti culturali.

16 luglio
Serena Bortone, conduttrice, giornalista e scrittrice, inaugura con la presentazione del suo libro 'Estate tra le pagine' la rassegna Feltrinelli 2026. Dialoga con l'autrice il giornalista Enrico Enrico Salvadori. Si legge nella sinossi:
'C'è stato un tempo in cui la vita delle donne era solo una conseguenza del marito che si sposava. Poi è arrivato il Sessantotto e la rivoluzione sessuale che ha ribaltato radicalmente questo copione per le più giovani. Mentre le donne già sposate, strette nelle loro esistenze ordinate, si sono trovate all'improvviso travolte da mille pensieri di libertà. Come tre valchirie danzanti, Tina, Gabriella e Maria compiono la loro metamorfosi personale in un condominio romano di Talenti. Tre vite che si incontrano sul pianerottolo e piano piano diventano indispensabili l'una per l'altra, legate da un'amicizia quotidiana, fatta di confidenze, silenzi e osservazioni reciproche. Cresciute in un mondo che assegna ruoli rigidi alle donne, le tre amiche affrontano matrimoni spesso più di convenienza che sentimentali, maternità vissute tra dovere e ambivalenza, desideri repressi, tradimenti e improvvise fughe. Intorno a loro si muove un Paese in trasformazione: il boom economico, la Dolce Vita, l'emancipazione femminile, il divorzio. In un arco temporale che si estende dagli anni Sessanta al Capodanno del nuovo millennio, Serena Bortone ci regala tre donne indimenticabili, imprigionate in una vita dove il 'buon matrimonio' non corrisponde a felicità. Gabriella rimugina e trova nei suoi pensieri la forza di scrollarsi di dosso un matrimonio stanco. Maria sogna e ogni tanto sparisce. Tina scopre l'eros e decide di tenerselo stretto. A ogni costo. 'Le dirimpettaie' è un romanzo corale, vorticoso, irresistibile. Una storia che parla di noi, delle nostre madri, e di tutto quello che ci portiamo ancora addosso quando proviamo a scegliere la nostra vita'.

17 luglio
Secondo appuntamento con la rassegna Estate tra le pagine di Feltrinelli. Csaba dalla Zorza presenta il sui libro Io sono Adele. Dialoga con l'autrice la giornalista Giuliana Parabiago. Si legge nella sinossi:
'Adele Casagrande ha sessant'anni, un passato di cui non vuole parlare e un lavoro tutto nuovo. Si è trasferita da Milano in Provenza, a Villeneuve-lès-Avignon, come governante in una casa privata. Qui si trova da sola a ricucire i pezzi di una famiglia che non è la sua, ma anche a fare i conti con i motivi che l'hanno spinta a tagliare di netto con la vita precedente, mentre tutti vorrebbero sapere ciò che lei protegge con il silenzio. Csaba dalla Zorza, con passo certo e delicato, rivela poco alla volta la parte privata della vita di una donna che, vista da fuori, sembra avere tutto. La separazione dei genitori, la volontà di costruirsi un'indipendenza economica, la maternità e la fatica di conciliare famiglia e lavoro, il dolore per un matrimonio finito e il peso di un segreto che non vuole svelare. Cosa succede, quando capisci che l'unica cosa che ti manca ti è stata negata dal tuo stesso senso del dovere? Come si affronta la necessità di essere amata in quella fase della vita che tutti pensano coincida con il tramonto? Io sono Adele è il racconto intimo di una donna che sfida continuamente se stessa, alla ricerca dell'unico coraggio che non ha mai avuto: essere felice. Sapendo che per farlo dovrà infrangere le sue stesse regole'.

18 luglio
Terzo appuntamento con la rassegna Estate tra le pagine di Feltrinelli. Mariangela Pira giornalista e scrittrice presenta il suo libro '24 parole per capire l'economia'. Dialoga con l'autrice il giornalista Claudio Sottili. Si legge nella sinossi:
'Febbraio 2020: i mercati azionari crollano dopo la rapida diffusione della notizia dell'emergenza sanitaria che si evolverà nella pandemia di covid-19. È inevitabile: si tratta di uno scenario inatteso e non ci sono sicurezze per il futuro. Dopo una fase di ripresa e relativa stabilità, ad aprile 2025 il mondo si trova ancora una volta in una situazione analoga, determinata dalla decisione del presidente Trump di imporre pesanti dazi sulle importazioni a livello globale. Il contesto è molto diverso, ma l'elemento che non cambia è la difficoltà a raccapezzarsi nelle numerose notizie economico-finanziarie fornite dai quotidiani, che spesso e volentieri danno molto per scontato. A peggiorare ulteriormente il quadro contribuisce il grave analfabetismo finanziario che affligge la popolazione italiana: ci mancano gli strumenti per compiere scelte consapevoli in ambito economico, non sappiamo come comportarci nei sempre più frequenti periodi di crisi e fatichiamo a decifrare ciò che leggiamo al riguardo. In quest'era di incertezza e timore l'obiettivo di Mariangela Pira, giornalista esperta di finanza e geopolitica economica, è proprio quello di fornirci una guida completa e accessibile, individuando e analizzando 24 parole chiave che ci aiutino a orientarci nel mare di informazioni che riceviamo quotidianamente e a prendere decisioni ponderate'.

19 luglio
Quarto appuntamento con la rassegna Estate tra le pagine di Feltrinelli. Eliana Liotta, scrittrice e giornalista presenta il si libro scritto a quattro mani con Michela Matteoli. Dialoga con l'autrice la giornalista Sabrina Chiellini. Si legge nella sinossi.
' Le nostre menti si sono accese come stelle nell'universo dei viventi. Non sappiamo come siano emerse dai circuiti nervosi primitivi ma siamo certi che possiamo coltivarle perché restino luminose, calde, magnifiche. La giornalista e saggista Eliana Liotta e la neuroscienziata Michela Matteoli propongono una visione in linea con le scoperte recenti: una mente incarnata nel cervello e in dialogo continuo con il corpo e con il microbiota intestinale. Proprio questa dimensione materiale merita interesse, a partire dall'alimentazione. Dall'analisi dei dati scientifici emerge che, in media, italiane e italiani sono carenti di sostanze essenziali per il sistema nervoso, come gli omega-3 e le vitamine B e D. Rischiamo di avere cervelli malnutriti in una società opulenta, e non stupisce che la conseguenza siano stati ansiosi, senso di fatica, disturbi del sonno o difficoltà di concentrazione. Ma le nostre menti straordinarie hanno fame anche di sentimenti, spiritualità, pace. Sono creatrici di mondi che palpitano nella musica, nell'arte, nei teatri, nei film. E tutti questi pensieri, esperienze, emozioni ci modificano, fisicamente. «Il nostro cervello muta mentre viviamo» scrivono le autrici. «E noi possiamo, sempre, cercare di diventare persone migliori.» Prendiamoci cura della nostra mente, diamole quello di cui ha bisogno: stimoli, relazioni, sfide, bellezza. Alleniamola con amore. E lei ci ripagherà, radiosa, per molti anni a venire'.
Il libro fa parte della collana Scienze per la vita, ideata e diretta da Eliana Liotta


20 luglio
Quinto appuntamento con la rassegna Estate tra le pagine di Feltrinelli. La scrittrice Valeria Parrotta presenta il suo libro 'La ragazzina'. Dialoga con l'autrice la giornalista Annarita Landi. Si legge nella sinossi:
'Lei è Giovanna d'Arco. Vergine, puttana, santa, pazza: ne hanno dette tante su di lei, e ancora se ne dicono. 'Ma il fatto è che a lei non interessava.' Perché ha una missione chiara davanti a sé, e quando gli uomini capiscono che fa sul serio, allora tentano di ridurla: in ceppi, a più miti consigli, farla piccola come loro. Invece il mondo è grandissimo, e lei lo sa. È indomita, è incontrollabile, è praticamente irriducibile. Vestita in abiti maschili – crimine che nel 1400 vale la scomunica –, galoppa per riconquistare i territori che nel corso dell'estenuante guerra dei cent'anni gli inglesi hanno sottratto alla Francia, galoppa per rimettere il Delfino sul trono. Galoppa in testa a un esercito che crede in lei, perché lei va alla guerra in modo diverso, con clemenza verso i popoli, lasciando la battaglia ai soldati, pregando e cercando giustizia. Perché prima di reggere la spada e lo stendardo, lei giocava con i fratelli, ascoltava storie, faceva sogni bellissimi e parlava con sua mamma. Perché prima di tutto lei è una ragazzina. 'La ragazzina' è quasi la traduzione italiana di 'la pucelle', la pulzella d'Orléans. Come la guerra dei cent'anni è quasi come ogni guerra, come l'assedio d'Orléans è quasi come un assedio di oggi. Come il coraggio e la determinazione di Giovanna sono quelli di ogni ragazzina che si mette di traverso per cambiare l'ordine dei potenti e delle cose: e questo senza quasi'.

21 luglio
Sesto appuntamento con la rassegna Estate tra le pagine di Feltrinelli. Stefania Andreoli, psicoterapeuta e scrittrice presenta il suo libro 'Un'ottima famiglia'. Dialoga con l'autrice il giornalista Angelo Macchiavello. Si legge nella sinossi:
'Tore my shirt to stop you bleedin'... Na na na'. La canzone di Billie Eilish martella nella testa di Giulia, a battiti ritmici. È una canzone che parla della fine di una festa e trasuda sangue e dolore. Giulia non riesce a capacitarsi, con i suoi diciassette anni, di essere finita in commissariato, sotto il fuoco di fila di domande dei due poliziotti. Non riesce proprio perché a Monchi, il piccolo e tranquillo paese dove abita - villette, giardini curati, famiglie che si riuniscono per celebrare compleanni - il sangue e il dolore sembrano appartenere a un universo lontano, ed è inconcepibile assistere alla corsa disperata di un'ambulanza che trasporta, in bilico tra la vita e la morte, un bambino di otto anni con il corpo dilaniato dalle coltellate. Giulia è davanti agli investigatori per aiutarli a individuare il responsabile: perché quel bambino, Filippo Costa, lei lo conosce e con la sua famiglia ha un legame speciale. Rispetto ai genitori 'disastrosi' di Giulia, i Costa sono sempre stati un sogno: presenti per i figli, esemplari nel loro equilibrio tra sport, educazione e alimentazione sana, mai un litigio, mai un urlo, mai uno schiaffo. Un'ottima famiglia. Quando le indagini si concludono e la verità viene stabilita, di bocca in bocca, e sugli schermi di tutti, rimbalzeranno giudizi senza appello: 'mostro', 'diavolo', 'segreti morbosi'. Ma attraverso il racconto e lo sguardo di Giulia, Stefania Andreoli ci svelerà, come sempre senza fare sconti, una verità molto più complessa e inafferrabile. E molto più spaventosa. Perché, al di là delle etichette, il male può nascere dalle azioni che appaiono più innocue, può annidarsi tra ingranaggi lucidi e perfettamente oliati. L'unico modo per vederlo, e per prevenirlo ed evitarlo, è accorgersi del vuoto di gesti e di emozioni che può aprirsi dietro un'apparenza regolare, rassicurante, quasi banale'.

22 luglio
Ultimo appuntamento con la rassegna 'Estate tra le pagine' di Feltrinelli. La scrittrice Stefania Auci presenta il suo ultimo libro 'L'alba dei leoni. La saga dei Florio'. Dialoga con l'autrice la giornalista Patrizia Groppelli. Si legge nella sinossi:
1772. Bagnara Calabra è un pugno di terra rubato alla montagna, stretto tra rocce e mare. Scuro, compatto, chiuso. Ma è così, ed è la casa della famiglia Florio. Niente è facile, per loro, ogni cosa deve essere difesa con fatica e determinazione: dalla forgia di Vincenzo, uomo duro come il ferro che lavora, all'amore che Rosa, sua moglie, ha per i tanti figli che ha avuto e per i tanti che ha perso. Una vita fondata sull'orgoglio del proprio nome, sulla certezza che il presente è, insieme, un'eco del passato e la promessa del futuro. Almeno finché non arriva il destino a spezzare quei fili che sembravano così saldamente intrecciati: prima la fuga di un figlio, ribelle e sognatore, e la sua scoperta che la libertà è esaltante, ma si paga a caro prezzo; poi la natura, più matrigna che madre, che in pochi istanti sgretola case, uomini e speranze; e infine un sogno nuovo, lontano da Bagnara, in un'isola dove ci sono soldi e potere… Perché, nel 1799, quando Paolo e Ignazio Florio arrivano a Palermo, non sanno quale sarà il loro destino, ma sanno cosa sono stati. Hanno lottato contro un padre che li voleva schiavi, contro la disperazione di chi ha perso tutto, contro le ombre delle persone amate e perdute. Una consapevolezza che segna l'intera storia dei Florio, dall'inizio alla fine. E questo è l'inizio. Questa è l'alba dei Leoni di Sicilia.

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From July 16 2026 to July 22 2026


Ore 21.00

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Phone 0584787251 prenotazione

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Gratuito con prenotazione obbligatoria

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La Fondazione Villa Bertelli nasce nel 2011 e persegue esclusivamente scopi di pubblica utilità, essendo diretta ad arrecare benefici a terzi, diretti e/o indiretti, e non ha fine di lucro.

Villa Bertelli è uno spazio espositivo unico nel panorama della Versilia, gli spazi espositivi articolati su due piani consentono di ospitare due mostre distinte comtemporanteamente. In questi anni si sono fatte molte importanti mostre d'arte, sia 'personali' che collettive, ospitando i migliori artisti del momento e ricordando artisti importanti per il nostro territorio. L'arte può essere un veicolo potente per far muovere le persone. L'arte è uno dei motori strategici per far conoscere il nostro patrimonio artistico e culturale. Crea occasioni di incontro e conoscenza. Contribuisce attivamente alla costruzione di una rete di relazioni internazionali che permette alla Fondazione e al Comune di portare il nome di Forte dei Marmi nel mondo.

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Fabio Paratici, direttore sportivo della Fiorentina calcio dialoga con il giornalista Enrico Salvadori sul futuro della squadra toscana.

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Saturday 22/08/2026


ore 21.30

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0584 787251 info@villabertelli.it

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22 agosto Leonardo Pieraccioni racconta a Villa Bertelli i 30 anni del suo film cult Il Ciclone. Sul palco con il noto attore e regista il giornalista Enrico Salvadori.

23 agosto Proiezione del film all'indomani dell'incontro con il regista e attore Leonardo Pieraccioni che ha festeggiato a Villa Bertelli il 30° compleanno del film

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From August 22 2026 to August 23 2026


Ore 18.00

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Evento gratuito. Prenotazione obbligatoria

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Si tratta di una mostra dossier dedicata a Giuseppe Migneco (Messina, 1903 – Milano, 1997) che, attraverso alcune opere emblematiche, intende introdurre il visitatore al particolare espressionismo dell'artista, venato di riflessioni esistenziali.

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From June 6 2026 to September 27 2026
Closed on August 28 2026


giugno e settembre 16.00-19.00
luglio e agosto 17.00-22.00
nei giorni di concerti del festival Villa Bertelli Live la mostra sarà chiusa il pomeriggio e aprirà la mattina con orario 10.00-13.00
chiusura anticipata mostra 27 agosto
chiusura per santo patrono 28 agosto

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Ingresso libero

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The Museum offers a permanent section of modern art on the territory with works by artists who, during their lives, have known Forte dei Marmi and have found inspiration for their artistic production here. The headquarters is on the second floor of Villa Bertelli, redesigned to accommodate this extraordinary initiative, which will contribute to the improvement of the cultural offering of the country and to the reappropriation of its historical identity.

Forte dei Marmi, in fact, in addition to being a well-known tourist and seaside destination, in the last century it was the crossroads of various currents of modern art, thanks to intellectuals and famous artists, who holidayed, worked and lived here. Between the two wars, the Caffè Roma, the 'Quarto Platano' in Piazza Garibaldi, had become their meeting place and gave life to a long cultural season, of which fortunately memory has been recovered. The list of names is long and prestigious: from Guido Borgianni, Massimo Campigli, Felice Carena, Bruno Cassinari, to Arturo Dazzi, Giorgio De Chirico, Raffaele De Grada, Achille Funi, Ugo Guidi, from Renato Guttuso, Vasilij Kandinsky, Alberto Magnelli, Giacomo Manzù, Marino Marini, Francesco Messina, to Giuseppe Migneco, Giorgio Morandi, Ottone Rosai, Alberto Savinio, Gino Severini, Ardengo Soffici, Ernesto Treccani; as well as famous writers and poets such as Piero Bigongiari, Magda De Grada, Eugenio Montale, Piero Santi, Giuseppe Ungaretti. A story of the highest order, not only for local culture, but for Italy as a whole, which we have the obligation to remember and enhance.

Collecting the requests of the community of inhabitants, citizens and loyal tourists who own second homes, the Corrente Onlus Foundation has promoted the establishment of a Scientific Committee for the collection of an initial nucleus of works for the establishment of the Museum.

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Always available



From September to June every day from 4pm to 7pm.
July every day from 5pm to 10pm.
August every day from 10.00 to 13.00 and from 17.00 to 22.00.
On the occasion of concerts (or closing dates) the exhibition will be closed in the afternoon.

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Full ticket: €8.00
Reduced ticket: €5.00 for Forte dei Marmi residents, Under 21 and Over 70
Free: children up to 10 years old, registered journalists, tourist guides, disabled people

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Presentata la conferenza stampa della mostra 'Pittura a Napoli dopo Caravaggio. Il Seicento nella collezione della Fondazione De Vito' a cura di Nadia Bastogi con il vice sindaco Andrea Mazzoni l'assessore alla cultura Graziella Polacci, il presidente della Fondazione Villa Bertelli Ermindo Tucci.

Presentazione generale della mostra
Il progetto della mostra nel rinnovato spazio del Fortino Pietro Leopoldo I di Forte dei Marmi si propone di far conoscere ad un più vasto pubblico la collezione di Seicento napoletano raccolta da Giuseppe De Vito (Portici 1924-Firenze 2015), oggi conservata dalla 'Fondazione Giuseppe e Margaret De Vito per la Storia dell'arte moderna a Napoli' da lui costituita nel 2011 nella villa di Olmo presso Vaglia (FI) con l'intento di favorire gli studi su questo periodo artistico.

L'esposizione è curata dalla dott.ssa Nadia Bastogi, storica dell'arte specializzata sulla pittura del Seicento, Direttrice scientifica della Fondazione.

Dopo la presentazione di un limitato nucleo di opere nella mostra 'Dopo Caravaggio' svoltasi a Prato nel 2019 (chiusa anticipatamente per la pandemia), in rapporto con alcuni dipinti napoletani del museo di Palazzo Pretorio, e sulla scia del successo ottenuto nelle più recenti esposizioni della sola collezione De Vito nei musei francesi Magnin di Digione e Granet di Aix-en-Provence e nel Museo Diocesano di Napoli, si intende presentare per la prima volta in Toscana tale raccolta, unica nel suo genere.

L'esposizione non intende offrire una panoramica esaustiva del Seicento partenopeo ma, grazie ad una vasta scelta di dipinti esemplari dei maggiori protagonisti del 'secolo d'oro', si vuole ripercorrere l'evoluzione della pittura napoletana dopo la svolta determinata dalla presenza a Napoli del Merisi tra il 1606 e il 1607 e tra il 1609 e il 1610, tracciando una sequenza cronologica che va dai primi interpreti del naturalismo caravaggesco, agli altri artisti che successivamente si mostrarono pronti a rielaborarne il linguaggio in forme più orientate verso il classicismo e il barocco. Un racconto del Seicento napoletano visto attraverso le scelte del collezionista, la cui peculiare figura potrà essere approfondita dal visitatore anche attraverso l'esposizione di documenti inediti e altri materiali.

Giuseppe De Vito è stato infatti uno dei maggiori collezionisti di pittura napoletana del Seicento degli ultimi decenni, e ha messo assieme, a partire dagli anni Settanta del Novecento, una straordinaria raccolta di dipinti dei maggiori artisti partenopei – alcuni dei quali riconosciuti capolavori – caratterizzata dalla predilezione per la corrente naturalista, dalla qualità delle scelte, e dall'intreccio con le sue ricerche di studioso.

Essa conserva, fra le altre, opere di Battistello Caracciolo, iniziatore del naturalismo caravaggesco a Napoli, Jusepe de Ribera, Francesco Fracanzano, Paolo Finoglio, Giovanni Battista Ricca e il Maestro degli Annunci ai pastori, sino a Massimo Stanzione, Aniello Falcone, Micco Spadaro, Bernardo Cavallino, Andrea Vaccaro, Antonio De Bellis, non trascurando i maggiori pittori – Mattia Preti e Luca Giordano – protagonisti della svolta di metà Seicento verso il Barocco, ed i maggiori esponenti del genere della natura morta napoletana quali Luca Forte, Paolo Porpora, Giuseppe Recco, Giovanni Battista e Giuseppe Ruoppolo, che ne costituiscono un nucleo altamente rappresentativo.

Per Giuseppe De Vito questa passione non si è limitata alla sola attività di collezionista, ma l'ha portato – grazie anche allo stretto rapporto con Raffaello Causa, Soprintendente a Capodimonte, ed alle relazioni con altri studiosi seicentisti italiani e stranieri – ad affiancare l'organizzazione delle grandi mostre sulla pittura napoletana del Seicento, in particolare tra il 1982 e il 1985, ad avviare sin dal 1974 una propria attività di studio, di ricerca e di pubblicazione scientifica, a fondare nel 1982 un periodico annuale intitolato specificamente 'Ricerche sul ‘600 napoletano', ancora oggi edito, e infine a istituire nel 2011 una Fondazione per la Storia dell'Arte Moderna a Napoli con sede nella sua villa di Vaglia, presso Firenze, con la volontà di conservare e valorizzare la propria collezione e di mettere a disposizione degli studi, in particolare di giovani ricercatori, i libri, le fotografie, i materiali da lui raccolti.

La presentazione della mostra in un territorio come quello della lucchesia che presenta notevoli testimonianze della pittura seicentesca di matrice caravaggesca, a partire dalle opere di Pietro Paolini, Simone del Tintore, Pietro Ricchi e Girolamo Scaglia, aggiunge interesse all'esposizione che, anche attraverso un opportuno programma di iniziative collaterali, potrà favorire nei visitatori la scoperta della pittura caravaggesca locale e stabilire confronti con quella di ambito napoletano.

Allestimento espositivo a cura dell'Arch. Marco Francesconi.

Il percorso espositivo
Il percorso della mostra si svilupperà seguendo uno svolgimento cronologico, che consenta, tuttavia, di evidenziare anche l'indicazione di legami e corrispondenze tematici, suggerendo relazioni fra artisti e fra opere, documentando l'affermarsi di generi diversi o focalizzando particolari soggetti cari alla cultura e alla religiosità partenopee, al fine di consentire una narrazione più articolata e suggestiva della scena napoletana del Seicento e di evidenziare gli interessi del collezionista.

Una prima sezione documenta l'influenza a Napoli delle opere di Caravaggio e l'affermarsi della corrente naturalista.

Ne sono esempi significativi il San Giovannino di Battistello Caracciolo, artista che fu in diretto rapporto col Merisi a Napoli e che per primo ne veicolò con una personale interpretazione il potente naturalismo luministico nell'ambiente partenopeo. Databile ai primi anni venti, esso interpreta un tema caro al Merisi con un intenso naturalismo di carni e di luci, percorso da una vena di accattivante vivacità fanciullesca. In rapporto stilistico e tematico è la pala con il San Giovanni Battista con l'agnello di Massimo Stanzione, firmata, databile alla fine degli anni Trenta, tra i più significativi esempi della fase giovanile dell'artista, interprete di un soggetto caravaggesco con uno spiccato naturalismo ma già moderato dalle influenze di analoghe elaborazioni di Guido Reni.

Fa seguito un nucleo di dipinti che si articola intorno a Jusepe de Ribera, l'artista spagnolo attivo a Napoli dal 1616 alla morte nel 1652, la cui produzione assunse una rilevanza europea anche grazie ai rapporti con la committenza spagnola legata ai Vicerè. Come dimostrato dai recenti studi, egli fu senz'altro figura determinante per lo sviluppo in ambito partenopeo, del filone del naturalistico caravaggesco per tutta la metà del secolo; a capo di una bottega a cui fecero riferimento numerosi artisti e collaboratori, fu interprete di alcuni temi che avranno particolare fortuna, fra i quali i martirî e le serie con mezze figure di santi e di filosofi, o personificazioni dei cinque sensi, svolte con una spiccata vena realistica. Di queste fa parte anche la tela in collezione con Sant'Antonio abate, firmata e datata 1638 e impreziosita da una ricca cornice coeva. Essa rivela il crudo e analitico realismo dell'artista e la sua forza espressiva nell'efficace descrizione del volto senile e nell'intensità dello sguardo.

Accanto a Ribera si evidenzia la presenza di tre significative tele del cosiddetto Maestro degli annunci ai pastori, un artista di grande qualità della cerchia dello spagnolo e interprete della linea più pauperistica e delle colte implicazioni morali del suo naturalismo. Egli è stato oggetto di importanti studi di De Vito, che ne aveva proposto l'identificazione con Juan Dò – oggi superata da nuove acquisizioni critiche – e che era riuscito ad acquistarne ben quattro tele, costituendo il nucleo attualmente più numeroso e significativo di opere di questo artista in una collezione. In mostra si espongono: la misteriosa figura di Giovane che odora una rosa, riconosciuto capolavoro dell'artista e icona della raccolta, probabile allegoria dell'olfatto ma interpretata con l'intensità emotiva di un ritratto, l'Uomo in meditazione davanti a uno specchio, probabilmente identificabile con un filosofo socratico o con una allegoria della vista e il Vecchio con Cartiglio, che presenta un'iscrizione di insegnamento morale sulla caducità della vita e dei beni terreni. Tutte databili agli anni Quaranta, queste mezze figure sono caratterizzate da una pittura di toni bruni, che restituisce figure di realistica intensità espressiva, cariche, tuttavia, di ulteriori sottili significati, fra le più affascinanti della raccolta.

Probabilmente un Profeta o ilfilosofo Eraclito è il soggetto della tela di Francesco Fracanzano, appartenente alla fase giovanile del pittore, intorno al 1640, dove è evidente nella gigantesca figura velocemente definita dalla pittura, l'influenza del naturalismo di Ribera e del Maestro dell'Annuncio ai pastori.

Nella seconda sezione un gruppo di opere realizzato tra la metà degli anni trenta e gli anni cinquanta del secolo documenta la vivacità e la molteplicità di presenze artistiche della scena napoletana e i modi peculiari in cui artisti di formazione naturalistica recepirono varie influenze, dovute anche alla presenza di pittori di diversa provenienza attivi nei maggiori cantieri artistici della città: da quella del classicismo romano-bolognese, alla pittura del francese Simon Vouet, alla corrente neoveneta e vandychiana, alle opere di Artemisia Gentileschi, attiva a Napoli dal 1630, a quelle di Rubens presenti nelle collezioni, determinando esiti di maggior eleganza, schiarimento della tavolozza, impreziosimento della resa pittorica.

Verso la metà degli anni trenta è databile il Matrimonio mistico di Santa Caterina, di Paolo Finoglio, pittore di formazione tardo manierista convertitosi al naturalismo e influenzato da Battistello, nella cui tela, caratterizzata da una materia sontuosa e un uso brillante del colore, si rileva già nelle tipologie delle figure femminili e nell'intensità emotiva anche l'influenza di Artemisia Gentileschi. Di analoga cronologia è il Martirio di Sant'Orsola di Giovanni Battista Ricca, un artista della cerchia di Ribera, che contrappone la cruda e distaccata resa degli aguzzini con la delicata e luminosa bellezza della martire.

Uno spiccato gusto teatrale e una ricerca di inquieta sensualità impronta le due tele pendant di Salomé con la testa del Battista e Giuditta con la testa di Oloferne, soggetti più volte replicati da Stanzione con la collaborazione della bottega indicando il successo dell'invenzione. Esempio superlativo di questa fase è uno dei capolavori della collezione, fra le opere più amate da De Vito: la tela con la Santa Lucia di Bernardo Cavallino, maestro di grazia ed eleganza, dove al naturalismo dei particolari si uniscono i raffinati accostamenti cromatici e le preziose iridescenze del colore, in forme di sensuale eleganza. Gli fanno eco artisti sensibili alla sua influenza e agli esiti del classicismo di Guido Reni: Andrea Vaccaro, con la Sant'Agata, emergente dallo sfondo scuro che ne evidenzia il biancore delle carni martoriate, avvolte nel blu straordinariamente intenso del manto; Antonio De Bellis, presente con il suo capolavoro, la grande pala con Cristo e la Samaritana, ultima opera acquistata da De Vito di un pittore che aveva contribuito a riportare in luce con i suoi primi studi. L'iconografia dell'incontro della donna con Gesù è riproposta con originalità nel serrato dialogo gestuale, nell'attenzione naturalistica ai particolari che esalta il significato escatologico dell'episodio, mentre nell'impostazione della scena e nella sontuosa eleganza della figura femminile appare l'influenza dell'analogo soggetto dipinto da Artemisia Gentileschi. I chiari riferimenti al classicismo bolognese di Reni e Domenichino si evidenziano nella limpida e devota interpretazione della Maddalena Penitente dipinta da Francesco De Rosa, detto Pacecco, mentre si caratterizza per originalità iconografica e riferimenti ad artisti nordici la raffigurazione della Madonna con Bambino nelle vesti di zingara di Giovanni Battista Spinelli.

Chiude la sequenza la tela con Loth e le figlie, della fase più tarda di Francesco Fracanzano, nei primi anni Cinquanta, esemplare dell'evoluzione stilistica dell'artista dal naturalismo verso un maggior classicismo nelle forme e una tavolozza più ricca e schiarita.

Tutti i dipinti di questa sezione presentano soggetti con protagoniste femminili, dalle differenti personalità e ruoli. Eroine bibliche, quali Salomè e Giuditta, sante martiri come Caterina, Orsola, Lucia, Agata, soggetti fra i più ricorrenti nella pittura napoletana del Seicento, personaggi legati ad episodi neo e vetero testamentari come la Maddalena, la Samaritana o le figlie di Loth che seducono il padre. Tali personaggi consentono di sviluppare in parallelo all'evoluzione stilistica una narrazione tematica di genere e un focus sul culto delle sante martiri legate alla religiosità partenopea e sul successo di questi soggetti nella committenza.

Una successiva sezione della mostra è dedicata all'affermarsi verso la metà del secolo di una produzione di quadri di 'figure in piccolo', richiesti dal collezionismo privato, con rappresentazioni di martirî di santi ma anche di episodi di cronaca contemporanea o scene profane spesso ambientate in naturalistici paesaggi. Ne sono testimonianza le opere di Micco Spadaro, presente con il suo Corteo di Bacco, che rielabora con spirito giocoso prototipi illustri a partire dai Baccanali di Tiziano e di Poussin, mostrandosi sensibile alla corrente neoveneta e affermando un gusto per liriche ambientazioni atmosferiche e paesistiche; il dipinto di Carlo Coppola con la Decapitazione di San Gennaro e i suoi compagni nella Solfatara di Pozzuoli, che si collega al rinnovato culto seicentesco per il martire protettore della città, nella cui rappresentazione l'artista si era specializzato.

A questa tipologia di dipinti appartiene anche il genere della Battaglia che ebbe a Napoli un peculiare sviluppo con l'invenzione della 'battaglia senza eroe' di Aniello Falcone, artista nella cui 'Accademia del naturale' si formarono numerosi pittori. Di lui si espone un importante dipinto con una Battaglia di cavalieri in costumi moderni, tra le sue poche opere datate e firmate.

Nella sezione successiva si documentano gli sviluppi avviati dalla metà del secolo con l'arrivo in città di Mattia Preti nel 1653 e l'affermazione di Luca Giordano, entrambi ben rappresentati in collezione con opere importanti, alcune delle quali di grandi dimensioni, che testimoniano, da un lato, la fedeltà alla loro formazione naturalista, dall'altro, un'evoluzione verso la dinamicità ed i tagli scenografici del barocco, da entrambi sviluppata nei decenni successivi.

Di Preti spiccano il bozzetto per l'Evangelista Marco affrescato nella cupola del Duomo di Modena nel 1651-1652, esempio del suo efficace uso dello scorcio diagonale e dello sviluppo dinamico di una singola figura; il capolavoro napoletano della Scena di Carità con tre fanciulli mendicanti, riportato in Italia da De Vito, in cui il soggetto – un unicum nella pittura del periodo – è svolto con il potente realismo di una tranche de vie, che assume tuttavia significati allegorici e religiosi legati al tema delle opere di carità, cardine della religiosità seicentesca; la più tarda pala maltese con la Deposizione di Cristo, dalla pittura più lucida e dai toni schiariti, capace di coinvolgere lo spettatore con l'arditezza degli scorci e la modernità del ravvicinato taglio compositivo, di respiro barocco.

Di Luca Giordano, artista di cui De Vito studiò il periodo giovanile con risultati innovativi fatti propri dalla critica successiva, si espongono due opere databili entro gli anni sessanta testimonianti il volontario recupero della maniera riberesca: la Testa di San Giovanni Battista, dipinta su tavola, e la singolare Scena di osteria, che ripropone in grande formato un'invenzione tratta da un'incisione olandese, di probabile significato morale; a chiusura, a suggellare l'evoluzione del linguaggio di Giordano maturo verso il 1675, influenzato da Pietro da Cortona e svolto con una vena arcadica, si espone il grande ovale con il Riposo in Egitto, eseguito dal maestro con il contributo della bottega. L'accostamento delle opere di Preti e Giordano, indiscussi protagonisti della seconda metà del secolo, permette di evidenziare tangenze stilistiche e reciproche influenze maturate negli anni napoletani.

Una sezione specifica è dedicata alla Natura morta, genere che a Napoli ebbe una peculiare affermazione con la formazione di una vera e propria scuola di pittori che riscossero grande successo ben oltre l'ambito partenopeo. De Vito dedicò a questo genere numerosi studi, ricostruendo personalità e contribuendo a definire il corpus dei pittori generisti napoletani, di cui è specchio la collezione, con esempi significativi che documentano in mostra lo sviluppo del genere: dai due dipinti di Luca Forte, iniziatore a Napoli della natura morta in chiave caravaggesca, a Paolo Porpora, fra i creatori delle composizioni con pesci, che diverranno tipiche dell'ambito napoletano, a Giuseppe Recco, esponente di grande successo di una importante famiglia di pittori, presente con quattro dipinti di icastica semplicità espressiva, a Giovanni Battista e Giuseppe Ruoppolo, rappresentanti di un'altra delle famiglie di naturamortisti che si contesero la scena nella seconda metà del secolo, sensibili agli sviluppi di maggior complessità di gusto barocco.

Uno spazio della mostra sarà inoltre dedicato ad illustrare ai visitatori la personalità di collezionista e studioso di De Vito, la sua partecipazione alle mostre degli anni ottanta sul Seicento napoletano e gli intensi rapporti intrattenuti con musei, istituzioni culturali, studiosi, galleristi, attraverso l'esposizione di documenti e materiali in gran parte inediti che possono essere posti in rapporto con le opere. Fra questi, fotografie storiche e lettere tratte dalla sua corrispondenza con studiosi come Raffaello Causa, Federico, Zeri, Giuliano Briganti, Mina Gregori, Oreste Ferrari, Giuseppe Scavizzi, Bertina e Robert Manning, Clovis Withfild, Ellis Waterhause, John Pope Hennessy, e molti altri italiani e stranieri. Sarà inoltre dedicato uno spazio alla pubblicazione del periodico 'Ricerche sul ‘600 napoletano' e alla costituzione nel 2011 sulle colline che si affacciano su Firenze della Fondazione che porta il suo nome e quello della moglie Margaret.

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c/o Fortino Pietro Leopoldo I

43.95951°, 10.16984°

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From March 27 2026 to September 27 2026


Luglio – Agosto
Lunedì: dalle 10:00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 23:00
Martedì: dalle 10:00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 23:00
Mercoledì: dalle 10:00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 23:00
Giovedì: dalle 10:00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 23:00
Venerdì: dalle 10:00 alle 13.00 e dalle 17:00 alle 23:00
Sabato:
Mattina: dalle 10:00 alle 13:00
Visita guidata: dalle 19:00 alle 20:00
Pomeriggio: dalle 17:00 alle 19:00 e dalle 20:00 alle 23:00 (N.B! Nella fascia oraria 19:00-20:00 l'accesso è consentito solo con il biglietto 'visita guidata')
Domenica:
Mattina: dalle 10:00 alle 13:00
Visita guidata: dalle 19:00 alle 20:00
Pomeriggio: dalle 17:00 alle 19:00 e dalle 20:00 alle 23:00 (N.B! Nella fascia oraria 19:00-20:00 l'accesso è consentito solo con il biglietto 'visita guidata')
N.B! I giorni 27 e 28 agosto la mostra rimarrà chiusa per i festeggiamenti del Santo Patrono.

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Tipologie di biglietto
Intero: €10,00
Ridotto: €8,00 per Under 21, Over 70, residenti nel Comune di Forte dei Marmi, soci Mutua BVLG e possessori della Carta Mutua Salus. Se il biglietto è stato acquistato online, verrà richiesta la verifica dei requisiti in cassa.
Visita guidata: €15,00 fino a un massimo di 25 posti – acceso con prenotazione tramite mail biglietteriafortino@gmail.com
Gratuità: bambini fino a 10 anni, giornalisti iscritti all'Albo previa richiesta di accredito alla mail ufficiostampa@villabertelli.it e segreteria@villabertelli.it (si prega di inserire entrambe le mail nella richiesta), guide turistiche iscritte all'Albo e persone con disabilità.

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Changing table at Villa Bertelli

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Always available

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Intervengono il Prof. Marco Gemignani, docente di Storia militare all'Accademia Navale di Livorno e Domenico Savini, storico. Ospite d'onore il nipote e omonimo Principe Fulco Ruffo di Calabria.

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Monday 24/08/2026


Ore 18.00

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E-Mail info@villabertelli.it Prenotazione

Phone 0584787251 Prenotazione

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Ingresso libero. Prenotazione obbligatoria

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Il libro si configura come un viaggio in Toscana, una guida sui generis che intende offrire spunti e idee per un percorso o una tappa con referenze precise, indicando cosa c'è da vedere e cosa da gustare, indirizzi e informazioni essenziali di servizio, senza dimenticare il respiro culturale che renda il testo piacevole da leggere.
Se arte e cucina costituiscono due ingredienti, se non gli ingredienti dello stile italiano, la declinazione è duplice: la ristorazione nei luoghi dell'arte, quali musei e fondazioni o case-museo e ville storiche, come anche ex conventi; e la presenza di arte nella ristorazione spesso coniugata in modo tematico. Si intreccia con questi due punti di vista il tema del vino, Arte nel bicchiere, tra cantine storiche e d'autore ché i produttori sempre più spesso sono mecenati d'arte e aprono al pubblico gli spazi produttivi, i vigneti e le tenute per visite guidate e degustazioni; talora offrendo una vera e propria ristorazione se non ospitalità.
Nel volume il lettore troverà indicato cosa c'è da vedere (e/o sentire) e cosa da gustare in una serie di luoghi che mixano le due offerte, con indirizzi e informazioni essenziali di servizio, ma senza dimenticare un respiro culturale che renda il testo doppiamente attrattivo. Non ci sono, per scelta, classifiche, ma l'attenzione all'unicità delle proposte e alla loro validità. L'intento, insomma, è di offrire uno strumento di consultazione pratico e illustrato, dunque assolutamente utile, ma anche una lettura cui approcciarsi per diletto e curiosità.

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Tuesday 25/08/2026


Ore 18:00

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Evento gratuito

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Enrico Brignano da marzo tornerà al one man show con ‘Bello di mamma!'.

Lo spettacolo, già applaudito nell'estate 2025 nelle arene all'aperto, approderà ora in una nuova versione pensata per i palazzetti dello sport, con una tournée che tra marzo e aprile 2026 attraverserà alcune tra le strutture indoor più importanti del Paese.
Al centro di ‘Bello di mamma!' (scritto dallo stesso Brignano con Graziano Cutrona, Manuela D'Angelo, Luciano Federico e Alessio Parenti) c'è un'idea semplice e potente: in un mondo che cambia velocemente, pieno di contraddizioni e richieste continue, tutti – prima o poi – sentiamo il bisogno di tornare a quell'abbraccio ancestrale che da bambini ci faceva sentire al sicuro. Il punto di partenza è l'immagine universale dell'infanzia: la voce della madre che risolveva le paure, una tazza di cioccolata, i cartoni animati, una coperta che scaldava gambe e cuore. Quel 'bello di mamma' che proteggeva o, quando necessario, rimetteva in riga.

Da qui Brignano costruisce un'osservazione più ampia sul presente: un'epoca in cui notizie allarmanti, tecnologia onnipresente e ritmi accelerati convivono con la nostalgia di quando tutto sembrava più chiaro. Le provocazioni globali – dalle guerre all'Intelligenza Artificiale, dall'inclusione che a volte divide alle contraddizioni della transizione ecologica – diventano materiale comico e insieme terreno di riflessione.
Ma la vera sfida è trovare un antidoto: recuperare un equilibrio emotivo in mezzo alla confusione. Ed è qui che entra in scena il linguaggio più autentico di Brignano: una risata che può essere beffarda o benevola, ironica o malinconica, ma sempre sincera e capace di rimettere ordine nel caos contemporaneo
‘Bello di mamma!' è dunque un ritorno alle origini del one man show e, insieme, un passo avanti nella narrazione dell'attore: un racconto personale che diventa collettivo e che parla al pubblico attraverso emozioni condivise, fragilità riconoscibili e un umorismo che non rinuncia alla tenerezza. Ad accompagnare Brignano in ‘Bello di mamma!' ci sarà inoltre un'orchestra composta da 10 elementi e 2 coriste.

Le musiche dello spettacolo sono curate da Andrea Perrozzi. Scene di Marco Calzavara, disegno luci di Marco Lucarelli. Per i costumi si ringraziano Paolo Marcati e la sartoria D'Inzillo Sweet Mode.

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Tuesday 01/09/2026


aperture porte: 19:30 circa, Ore 21:30

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Poltronissima: € 73,00
Prima Poltrona: € 67,00
Seconda Poltrona: € 61,00
Tribuna centrale numerata: € 54,00
Tribuna Gold: € 66,00

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