Installazione 'La cena degli ultimi' di Ester Maria Negretti, a cura di Mariella Poli.
NON È L'ULTIMA CENA.
È LA PRIMA VOLTA CHE GLI ULTIMI SIEDONO AL CENTRO.
Nel cuore di Pietrasanta, città in cui la materia è lingua identitaria, la Chiesa della Misericordia si configura come spazio di stratificazione storica e simbolica. Nata come sede confraternale dedicata alla cura e all'assistenza, essa custodisce nella propria origine una pratica concreta di prossimità agli ultimi. È in questa radice che si inserisce l'intervento di Ester Maria Negretti.
'La cena degli ultimi', collocata in prossimità dell'altare maggiore, attiva un dialogo diretto con il fulcro liturgico dello spazio. Se l'altare è luogo di trasformazione e sacrificio, l'installazione introduce una domanda essenziale: chi è oggi posto al centro della tavola?
Il riferimento alla tradizione iconografica dell'Ultima Cena – dalla costruzione prospettica di Leonardo da Vinci fino alle riletture radicali del secondo Novecento – è assunto non in chiave figurativa, ma strutturale. Negretti non rappresenta gli apostoli: ne assume la tensione relazionale.
Questa riflessione nasce nel 2016 nell'ambito della mostra internazionale 'THE LAST LAST SUPPER. Leonardo e la visione ritrovata', curata da Antonio d'Avossa e organizzata dall'Associazione Flangini in collaborazione con Regione Lombardia e Accademia di Brera, in occasione di Expo. In quell'occasione 'La cena degli ultimi' venne presentata accanto all' 'Ultima Cena' di Andy Warhol, instaurando un dialogo diretto con una delle più significative riletture contemporanee del 'Cenacolo'.
Se Warhol moltiplica l'immagine fino a interrogarne l'aura, Negretti sottrae la figura per restituire densità simbolica alla relazione.
Le calebasse che compongono l'opera provengono dal Burkina Faso, 'terra degli uomini integri', oggi tra i paesi economicamente più fragili al mondo. Materiali poveri, essenziali, nati per contenere nutrimento e acqua, attraversano geografie e sistemi di valore per diventare presenze centrali nello spazio sacro europeo.
In questa operazione si manifesta una tensione archetipica: l'artista compie un atto di restituzione, elevando ciò che appartiene alla marginalità materiale a soglia simbolica condivisa. La forma cava della calebasse – primaria, antropologica, universale – non impone un'immagine, ma custodisce una possibilità. Il vuoto non è assenza: è disponibilità.
Ogni presenza incarna una condizione umana – il dubbioso, il traditore, il pescatore, l'innocente, il convertito – e la tavola si trasforma in costellazione etica.
Nel dialogo con le opere permanenti custodite nella chiesa, tra cui gli affreschi di Fernando Botero, l'installazione non crea frattura, ma rilancio. Alla monumentalità pittorica risponde con essenzialità primordiale. Alla permanenza oppone temporalità consapevole.
La cena degli ultimi non sostituisce la narrazione evangelica: ne sposta il baricentro.
E davanti all'altare, la materia più semplice ricorda che ogni comunità si misura da chi decide di far sedere alla propria tavola.
Quando l'invisibile occupa il centro, la misericordia diventa struttura.
Con il patrocinio del Comune di Pietrasanta
DOVE
c/o Chiesa di San Biagio e Sant’Antonio Abate detta "della Misericordia"
43.958685°, 10.229871°
Indicazioni stradali
QUANDO
Dal 09/05/2026 al 12/07/2026
8.00-20.00 (gli orari potrebbero variare senza preavviso)
COSTI
ingresso libero
FAI UNA DOMANDA. Chiedi informazioni aggiuntive.
Visualizza domande