QualcosaDaFare.it

Andiamo qui?

Mi interessa

Condividi su

Palazzo


dove / quando


Via della Dispensa, 8

Toscana

43.815139°, 10.675800°

Indicazioni stradali


Sempre disponibile


recapiti


Telefono 0583 216525
Fax 0583 216525
E-Mail turismo@comune.altopascio.lu.it
Sito Web www.comune.altopascio.lu.it
Ufficio Turismo
Piazza Garibaldi, 10


costi


Nessun costo inserito


descrizione


Si entra quindi nella via della Dispensa, all'inizio della quale vi era uma specie di porta castellana interna oggi scomparsa, detta porta di fattoria, che separava i cortili di fattoria dal resto del centro, in cui si trovavano le abitazioni della piccola comunità di residenti. Sulla sinistra della via si incontrano gli edifici della Dispensa (secolo XV o XVI), che ancora in gran parte conservano le proporzioni originarie. È un edificio probabilmente quattrocentesco; in essa alloggiava il dispensiere, che sovrintendeva al funzionamento degli ospedali, cuoceva il pane bianco o nero per i pellegrini e dava loro da mangiare. A ciascun ospite era data la quantità di pane o di vino che corrispondeva alle pistacchie ricevute cioè alle piccole tessere in lamina stampata che davano diritto a determinate porzioni di pane bianco o nero e di vino di piano o di Spianate a seconda della condizione sociale del pellegrino (vedi sotto: 'Un'assistenza diversificata: le pistacchie'). In questo periodo l'ospitalità comprendeva in genere uno o due pasti e si protraeva, al più, per tre giorni, in caso di malattia. Era un assistenza per il passaggio, relativa cioè di solito al pasto della sera e a quello della mattina successiva, dopo il quale chi era sano si rimetteva in cammino. Gli ammalati invece, stando sempre ai regolamenti, venivano trattenuti tre o quattro giorni e poi inviati in apposite ceste (le autoambulanze dell'epoca) al più vicino ospedale a scelta del malato: a Lucca, o a Pistoia. Se ammalati i poveri potevano consumare il pasto nel ricetto del pellegrinaio, mentre i sani dovevano consumarlo alla Dispensa; i cosiddetti pellegrini riguardevoli e i religiosi (di condizione economica modesta, ma distinti dagli altri poveri e pellegrini comuni) alloggiavano all'ospizio, sito all'angolo tra via della Dispensa e piazza Garibaldi (vedi sotto: 'Un Ospizio scomparso').



Un'assistenza diversificata: le pistacchie.

Diversificare l'assistenza potrebbe sembrare oggi segno di ingiustizia, mentre anticamente lo era di funzionalità: non era pensabile che chi era diverso socialmente, anche se pellegrino, fosse ricevuto nella stessa maniera. Non abbiamo dati precisi per l'epoca medievale, mentre possediamo maggiori informazioni per il Cinquecento e per i secoli successivi. Gli ospiti ricevevano al loro arrivo dal curato le cosiddette 'pistacchie', cioè piccoli dischi di metallo in lamina stampata. che presentavano al dispensiere per ricevere vitto ed eventualmente alloggio. Per i poveri c'era la cosiddetta 'pistacchia nera', in lamina di ottone, con lo stemma mediceo, detta così perché dava diritto ad una libbra di pane nero ed una mezzetta di vino di piano. Il pane nero o bruno era ottenuto dalla farina di grano segalato, dato a sua volta da una miscela di grano e segale in ragione di cinque staia ad uno (nel caso in cui fosse di buona qualità, come richiedevano i regolamenti). I pellegrini riguardevoli ricevevano invece la 'pistacchia dorata', detta anche 'Ospizio' in lamina di ottone, con il segno del Tau tra due lettere C. Essa dava diritto a due libbre di pane bianco ed un boccale di vino di migliore qualità (di Spianate) e a companatico in ragione di nove soldi. Rimane anche in piccolo gustoso menu per questi pellegrini riguardevoli dell'epoca della decadenza: pietanza per ciascuno Pellegrino sacerdote, o persona ragguardevole che ascenda in tutto fuori di pane e vino a soldi 9 per pasto nel modo che appresso cioè: nei giorni di grasso sia obbligato a dar loro mezza libbra di carne, con competente minestra di brodo con erbuccie et un taglio di carne secca, o vero lasagne, o riso, o altro cacio e frutte secondo la stagione. Per il di magro giorno una buona muestra di civaie, o di riso, o d'erbaggi, insalata, un paio d'uova cotte nel tegame, o una mezza frittata alla casalinga, o altro equivalente, cacio, o frutte conforme al tempo. Per il tempo di Quaresima (...) una minestra et insalata come sopra, una buona aringa o caviale o altro salume (pesce salato, NdR) e qualche volta pesce, noce e frutte. La 'pistacchia bianca' in lamina di ferro, con il Tau e due C, non era data ai pellegrini, ma ai lavoratori della fattoria e alle donne partorienti e dava diritto 'una tantum' ad una certa quantità di pane bianco e vino di Spianate.



Un ospizio scomparso.

L'ospizio dei religiosi e pellegrini riguardevoli si trovava al primo piano, all'angolo con la via dela Dispensa. Venne allestito probabilmente nel Seicento, per alloggiare i pellegrini sacerdoti separatamente rispetto agli altri pellegrini poveri del Pellegrinaio. Più tardi vi furono aggiunte le 'persone riguardevoli', cioè 'nobili e pinzochere'. La modestia della struttura parrebbe indicare che queste persone riguardevoli dovevano coincidere con i cosidetti 'poveri vergognosi' (pauperes verecundi), cioè religiosi e nobili di povera condizione, in precedenza ospitati, nel pellegrinaio rinascimentale, in modo indistinto insieme con quei poveri e pellegrini a piedi che nel pellegrinaio medievale avevano propri spazi e inservienti. Indicato nelle scritture insieme con il nome di ospizio (distinto da quello dei poveri, detto 'spedale'), era costituito da tre piccole stanze, a tetto site al primo piano: un ricetto con camino e due camere, una per ciascun sesso. Gli ospiti avevano diritto alla 'pistacchia dorata', che assicurava un trattamento migliore rispetto ai poveri e ai pellegrini comuni, ma con una durata dell'assistenza ugualmente breve. Qualità e quantità del pane e del vino erano superiori ed in più vi era il companatico. Solo i frati Cappuccini avevano il privilegio di alloggiare nella Casa di Fattoria, in un appartamento a loro riservato; il loro vitto tuttavia, era uguale o simile a quello degli altri religiosi e pellegrini ragguardevoli, come si evince dalle testimonianze coeve: 'I Cappuccini in Fattoria, ma con la solita ragione de li altri sacerdoti' (1650); 'A' Cappuccini lire due per pasto ciascheduno e stanze in Palazzo' (1693). Gli stessi spazi erano adibiti anche all'ospitalita delle donne loro serventi. A quanto risulta dalle scritture del tempo il fattore e gli ospiti di riguardo, in Altopascio, bevevano il vino di Spianate, considerato di pregio rispetto a quello detto di piano che toccava ai poveri; esso veniva dato anche ai frati Cappuccini di Torricchio e ai padri di Colleviti: 'Ai Padri Cappuccini di Torricchio si da per Pasqua, per il Perdon d'Assisi e per ognissanti ventiquattro coppie di pan bianco e dodici fiaschi vino di Spianate'.

Foto

Condividi una foto o un video

Trascina qui le tue foto (o clicca)

Mostra galleria

Chiedi informazioni aggiuntive. Fai una domanda

Visualizza domande

Aiuta gli altri utenti, aggiungi un commento

Visualizza commenti

Andiamo qui?

Mi interessa

Condividi su