Gli Egizi e i doni del Nilo - Fortino di Forte dei Marmi - Forte dei Marmi (LU) - QualcosaDaFare.it
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Unica esposizione organizzata in spazi esterni al Museo nell'anno del bicentenario, la mostra sarà allestita dal 1° agosto 2024 al 2 aprile 2025 al Fortino Leopoldo I, che si conferma luogo d'arte e cultura.
'Gli Egizi e i doni del Nilo' nasce dal rapporto instaurato dalla Fondazione Villa Bertelli e dal Comune di Forte dei Marmi con il Museo Egizio, settimo museo più visitato in Italia e seconda realtà nel mondo dedicata alla civiltà nilotica, che quest'anno celebra il suo bicentenario con un ricco programma di iniziative, di cui anche la mostra di Forte dei Marmi fa parte.

'La mostra intende – dichiara Christian Greco – sollecitare la curiosità, illustrando la complessità di quello che presentiamo. Gli oggetti esposti ci parlano di cultura funeraria, non perché gli Egizi fossero ossessionati dalla morte. Noi conosciamo la loro cultura materiale principalmente per aver scavato in necropoli e questa è la nostra principale chiave di accesso alla cultura dell'antico Egitto. Il racconto che
facciamo qui, grazie ad un approccio prosopografico, vuole invece presentare le persone, oltre l'oggetto. Sono quindi felicissimo che, oltre coloro che potranno visitare la mostra d'estate, la comunità si possa appropriare di questa esposizione e la possa utilizzare per capire come quella memoria materiale, che proviene da un luogo distante, in realtà predetermini chi siamo noi oggi e ci proietti in quest'ottica
mediterranea, dove la civiltà nilotica ha avuto un ruolo fondamentale'.

'Gli Egizi e i doni del Nilo' propone un viaggio nel tempo, dall'Epoca Predinastica (3900 – 3300 a.C.) all'età greco-romana (332 a.C. – 395 d.C.), attraverso vasi, stele, maschere, amuleti e papiri: reperti di grande valore provenienti dai depositi del Museo (l'Egizio custodisce 40mila oggetti, di cui 12mila in esposizione), pertanto normalmente non visibili al pubblico e, in alcuni casi, mai esposti prima.

Immagine guida dell'esposizione è una maschera funeraria di età romana (30 a.C. – 395 d.C.) proveniente da Assiut: una riproduzione idealizzata del volto del defunto, realizzata in cartonnage (materiale simile alla cartapesta) e destinata alla protezione magica della mummia.

Tra i reperti in mostra, un tipico modellino di imbarcazione dei corredi funerari del Primo Periodo Intermedio (2118 – 1980 a.C.), in legno stuccato e dipinto, decorato con la coppia di occhi udjat a protezione dello scafo. Queste imbarcazioni in genere rappresentano il viaggio del defunto verso la città sacra di Abido. Dalla Galleria della Cultura materiale del Museo Egizio proviene invece il set completo di vasi canopi in alabastro di Ptahhotep, vissuto durante il Terzo Periodo Intermedio (1076 – 722 a.C.). I 4 vasi sono chiusi da coperchi che ritraggono i Figli di Horus, con teste zoomorfe, utilizzati per conservare separatamente gli organi del defunto.

Il percorso espositivo sarà, inoltre, arricchito da infografiche e installazioni multimediali, con approfondimenti storico-scientifici sui reperti e sui diversi periodi storici, e da due significative riproduzioni provenienti dal Museo Egizio – la statua monumentale di Ramesse II e il sarcofago di Butehamon – per offrire testimonianza di reperti inamovibili, ma di grande interesse storico e artistico.

All'esterno del Fortino, la riproduzione della statua di Ramesse II inviterà i passanti ad accedere al museo. Realizzata in vetroresina in scala 2:1, l'opera costituisce un modello di bellezza assoluto per l'arte Egizia, paragonata dal padre dell'egittologia moderna, Jean-François Champollion, all'Apollo del Belvedere.

Il terzo piano del Fortino sarà, invece, riservato al sarcofago di Butehamon, per consentire ai visitatori di prendere idealmente parte allo studio scientifico del reperto, accedendo a contenuti multimediali. Riprodotto in scala 1:1 a partire dai rilievi condotti dal Politecnico di Milano e stampato in 3D, il sarcofago offre una concreta testimonianza di come i dati invisibili raccolti durante l'analisi di un reperto possano trovare una manifestazione materiale. Un sistema di mapping consentirà, infatti, di raccontare in modo dinamico come il manufatto fu concepito, costruito e successivamente restaurato.

Patrocinata dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Lucca e dal Comune di Torino, l'esposizione è realizzata con il sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, MAG Broker di assicurazione, Profumerie Bacci, PiùMe, Starhotels.

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Realizzato dai Lorena, è l'edificio-simbolo di Forte dei Marmi.
Nel centro di Forte dei Marmi si erge il fortino, detto anche Forte Lorenese. L'edificio, nato per ragioni difensive, è diventato un vero e proprio simbolo identificativo della città, tanto che, oltre che nel nome, compare rappresentato sullo stemma comunale.

A volere la strategica fortificazione a fine Settecento fu Leopoldo I, Granduca di Toscana, che vide opportuno incrementare la sicurezza lungo la costa. Fino ad allora, infatti, erano solo due i fortini che tutelavano il litorale della zona – uno a Cinquale e l'altro a Motrone – e, visti i crescenti scambi commerciali dovuti all'industria del marmo, si rendeva necessaria una maggior tutela dello scalo, con tanto di un progetto di dogana.

Il programma di Barbolani, Generale Maggiore dei Presidi del Granducato, prevedeva la realizzazione, a partire dal 1785, di una struttura quadrangolare, sovrastata da una terrazza per gli appostamenti delle sentinelle. Tra i vari spazi si prevedevano una scuderia e una rimessa per il foraggio, oltre alle abitazioni per il castellano, il doganiere e il cannoniere.

Oggi le sale del fortino di Forte dei Marmi rivivono attraverso un nuovo uso, grazie alla realizzazione di mostre ed eventi.

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