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Badia Pozzeveri, gli scavi archeologici e l'antica abbazia rappresentano un patrimonio unico sia per la bellezza dell'area sia per la peculiarità dello scavo stesso, che si concentra soprattutto sullo studio dei resti umani per ricavare informazioni fondamentali per la ricostruzione dello stile di vita della popolazione medievale toscana. La volontà dell'Amministrazione comunale è quella di valorizzare quest'area in modo permanente creando un museo con i resti emersi in dieci anni di scavi archeologici e soprattutto far conoscere l'importanza di questo sito, restaurare e riaprire l'antica Abbazia camaldolese, bellissima e preziosa.

Durante gli anni di scavi sono tanti i reperti tornati alla luce tra cui una piccola spada, per la precisione un pugnale chiamato ‘baselardo', è uno dei ritrovamenti più importanti e rende concrete le tracce della battaglia di Altopascio del 1325.

Secondo i ricercatori, il baselardo rappresenta una delle tracce più tangibili della battaglia che vide protagonista la Badia di Pozzeveri, l'antico monastero costruito intorno al Mille vicino al centro di Altopascio e tappa importante della via Francigena. Un monastero che dopo un periodo di grande sviluppo grazie ai frati camaldolesi, nel settembre del 1325 venne occupato dagli accampamenti dell'esercito guelfo fiorentino guidato da Raimondo di Cardona: qui si svolsero le operazioni militari della celebre battaglia di Altopascio, che vide il trionfo delle truppe lucchesi ghibelline di Castruccio Castracani.

Ma non solo: nella stessa area in cui è stata ritrovata l'arma sono emersi anche una fornace per la gettata di una campana e un piccolo laboratorio dedicato all'attività metallurgica. E ancora i resti di ceramiche di importazione, provenienti dal nord Africa, testimoni di un'attività commerciale molto vivace e continuativa, che ancora una volta trovava il suo fulcro proprio nell'antica Abbazia, strategica per vitalità economica grazie al passaggio della Via Francigena e alla vicinanza con il lago di Bientina, naturale collegamento con il fiume Arno e quindi con Pisa e Firenze. Il tutto arricchito dagli ultimi rinvenimenti di antiche sepolture, che nei nove anni di scavo hanno delineato una stratificazione cimiteriale importantissima, capace di svelare usi, costumi, malattie e stato sociale dalla metà dell'800 e a ritroso fino a prima dell'anno Mille.

Il sito archeologico ha rivelato negli anni una storia molto complessa: alle tracce di un villaggio altomedievale si succedono nell'XI secolo i resti di un complesso religioso incentrato su una canonica che si trasforma agli inizi del 1100 in una grande abbazia camaldolese. Gli scavi nelle ultime due campagne si sono soffermati proprio sui livelli più antichi della canonica e dell'abbazia e in particolare sulle sepolture legate a queste due importanti istituzioni. Negli anni precedenti invece sono stati portati alla luce parti cospicue della chiesa di XI secolo che precedette il monastero, del chiostro dell'abbazia e di un grande ambiente adibito a foresteria. La frequentazione del sito continuò in età moderna, quando dopo la soppressione dell'abbazia la chiesa venne ridotta a un semplice edificio parrocchiale, a cui comunque si accompagnarono nei secoli notevoli fasi cimiteriali fino alla metà dell'800.

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