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Montemagno è una frazione del comune di Quarrata, situata sul fianco settentrionale del Montalbano: è composta da più borgate ed ha per centro l'antica Pieve di San Giovanni Evangelista.
Le borgate sono Montemagno, Forrottoli, Leano, suddivise a loro volta in una miriade di casolari: Dreoni, Michelino, La Buca, La Fonte, il Campano, i Gironi, Forimortola, il Granduca e gli Spazzoli.
L'attività prevalente della zona è stata l'agricoltura con la coltivazione di olivi e viti, anche se oggi i coltivatori veri e propri sono rimasti in pochi. Negli ultimi decenni molte case rurali, abbandonate, sono state acquistate, ristrutturate ed abitate da cittadini per lo più provenienti da Prato o Firenze.
Nel secolo scorso, fino verso gli anni '60, esisteva anche l' attività di estrazione della pietra dalle cave situate nel Montalbano, per lo più verso la parte di Forrottoli.
Un' altra ricchezza del monte è l'acqua, infatti ci sono diverse sorgenti:
- la Fonte, che disseta Montemagno e che fu anche incanalata dai Medici per portare l'acqua presso la loro tenuta di VillaLa Magia a Quarrata;
- la fonte del Guado che disseta tutt'ora l'intera zona di Forrottoli;
- la sorgente del Pillone che porta l'acqua a Lamporecchio.

La storia - La nascita e lo sviluppo di Montemagno (toponimo latino composto dal sostantivo 'monte' e dall'aggettivo 'magnus' che significa appunto grande) segue un po' l'andamento della storia di Quarrata, in quanto, prima dei romani, si hanno indizi solo di piccole colonie di origini ligure che abitavano sulle pendici selvose del Montalbano.
Con l'avvento dei romani, nel II secolo a.C., ci fu un' intensa colonizzazione agraria della zona (centuriazione romana), che consisteva in un sistema di lottizzazione della terra che veniva assegnata ai coloni. Si ricorda anche il rinvenimento nella zona di Montemagno di manufatti litici di età preistorica e frammenti di ceramica romana.
Per quanto riguarda le età successive a quella romana, non si conosce molto, fino a partire dal VIII secolo, quando compare la prima documentazione scritta al tempo dei Longobardi che erano presenti su tutto il territorio del pistoiese. Successivamente, tra il IX e X secolo, si afferma un'organizzazione del territorio per pievi, perché in quel periodo si assesta il sistema feudale con la sua economia curtense che gravita verso il feudo ed il suo signore. La Chiesa pistoiese si integra nel sistema feudale, ed i suoi vescovi iniziano ad accrescere la potenza e la ricchezza in beni fondiari del Vescovado. Intanto fra i tanti piccoli e grandi feudatari laici emergono due famiglie importanti: i Cadolingi e i Guidi. Famiglie minori, cioè subordinate a queste due, si stabiliscono a Tizzana, Vignole, Buriano e Montemagno; in ciascuno di questi centri viene edificato un castello ed anche a Montemagno ma di questo non rimangono tracce, se non nelle fonti storiche. Infatti il Repetti (1839) nel suo 'Dizionario corografico della Toscana' ci ricorda la presenza di un podestà nel XIV secolo; oggi sulla sommità del colle sorge solo la pieve.
Montemagno è stato il 'comune' più brillante, attorno a Pistoia, nel Duecento, perché da questa località passava la strada che congiungeva Pistoia a Lamporecchio, per poi arrivare fino al porto di Pisa, utile quindi per tutti i traffici e commerci di allora. Questo avvenne quando era imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa e gli abitanti di Montemagno erano circa 2.000, fra la pieve e le borgate sottostanti.
In quel periodo l'antica pieve ebbe come 'vassalli' le cappelle: di Santa Maria al Santonuovo, S. Stefano a Campiglio, S. Clemente a Valenzatico, San Gregorio Magno presso la Magia, S. Martino del ponte, S. Michele a Vignole e S.S. Filippo e Giacomo alla Ferruccia. Ai primi del Trecento, per Montemagno iniziò il declino, quando, sotto il comando di Carlo Di Valois, vi fu posto il comando per attaccare Pistoia e quindi ci furono incendi e saccheggi in tutte le contrade del posto. La popolazione iniziò a diminuire e dopo la peste del 1384 si contavano solo 400 anime. Gli eventi peggiori si registrarono nel 1369 con le rivolte banditesche e durante la peste del 1630. Nel Cinquecento si diffonde il sistema della fattoria, con il raggruppamento dei poderi in masse più compatte, facenti capo ad un centro direzionale dell'attività produttiva. Anche nell'Ottocento l'assetto del territorio non subisce sostanziali variazioni, infatti l'agricoltura è il cardine dell'economia e la popolazione nel 1845 è di 421 abitanti. In collina, quindi anche a Montemagno, prevalgono le terrazze per la coltivazione della vite e dell'olivo; inoltre viene sfruttato anche il bosco, un'importante risorsa per la lavorazione del legno. Col passare degli anni arriviamo al secolo scorso, dove, durante la seconda guerra mondiale, i tedeschi incendiarono il Castello dei Gironi e vi uccisero un rifugiato.
Dopo la crisi della mezzadria, c'è stato l'esodo dalle campagne, soprattutto dalle zone collinari a favore dei quelle pianeggianti, dove c'è stato lo sviluppo industriale.

Personaggi illustri - Montemagno ha dato i natali a diversi personaggi noti: Corrado da Montemagno, che fu podestà a Volterra nel 1257, vessillifero guelfo alla battaglia di Benevento e ambasciatore di Pistoia presso Carlo d'Angiò; Matteo da Montemagno, ambasciatore di Firenze in Liguria nel 1428; i due Bonaccorso da Montemagno, uno colto poeta volgare della metà del Trecento, l'altro (il nipote) avvocato e professore di Diritto presso lo Studio Fiorentino ai primi del Quattrocento; infine ricordiamo Coriolano Montemagni, senatore fiorentino che ebbe l'appalto della costruzione del Barco Reale. Da citare anche Franco di Meo Gori, originario della Ferruccia che combatté con valore e lealtà per i Panciatichi. Infine il prete pignolo Michele Tonini originario di Forrottoli (prima metà del Seicento) che scrisse sempre e tutto del paese. Una famiglia 'storica' per Montemagno, nel secolo scorso, è stata la 'Famiglia Noci'; ricordiamo il capostipite Aquilino Noci, con i suoi figli 6 figli: due gemelli Romolo e Remo, quest'ultimo morto in tenera età, Francesco, Giovanni, Antonio ed Antonietta. La famiglia Noci era una delle poche famiglie patriarcali, proprietaria di terre, che si potevano permettere un certo benessere per quell'epoca. Da ricordare anche che dalla famiglia Noci, nel secolo precedente, aveva avuto i natali un certo Giovanni, diventato sacerdote ed pievano di Montemagno. I figli di Aquilino hanno avuta una vita abbastanza importante, infatti Antonietta era maestra, Romolo fu professore all'Istituto Nazionale Sordomuti, Giovanni fu medico, Francesco rimase a condurre l'azienda, mentre Antonio (detto Tonino) fu professore, ed il più conosciuto fra i fratelli; fra l'altro è stato scritto un libro, dal professore, autore contemporaneo, Giovanni Burchietti: Antonio Noci, un uomo che ha lasciato un impronta. Come non ricordare, quindi, i tratti salienti della sua vita. Antonio nacque a Montemagno il 29 febbraio 1900 e vi trascorse tutta l'infanzia. Durante il servizio militare, a Modena e poi a Firenze, consegue, da autodidatta, la licenza media. Tornato a casa continua il lavoro della terra ma non perde il suo obiettivo, continuare gli studi. Infatti si reca prima a Firenze, poi ad Aosta come istitutore ed è nel 1926 che consegue il diploma di maestro elementare. Quindi dal 1925 al 1926 insegna a Siena presso il convitto nazionale 'Pia de' Tolomei, e successivamente a Rapallo; inoltre si iscrive all'Università Cattolica di Milano e dopo aver partecipato al concorso magistrale nel Comune di Pistoia, uscendo vincitore, nel 1929, inizia ad insegnare nelle scuole del capoluogo. In seguito, dal 1934 al 1939 è chiamato ad insegnare a Bolzano, dopodiché ritorna a Pistoia. Nel 1942 riceve dal ministero la medaglia di bronzo per la proficua attività educativa e, sempre nello stesso anno, si trasferisce ad insegnare a Firenze. Durante la guerra, per l'anno scolastico 1943/1944 chiede l'assegnazione provvisoria alla scuola di Forrottoli. Infine, sempre in quell'anno, riesce a laurearsi in Pedagogia. Dopo la guerra, iniziò l'anno scolastico 1944/1945 a Firenze e, nel contempo era vice - sindaco del comune di Quarrata, che spesso raggiungeva da Firenze in bicicletta. Purtroppo, il 12 settembre 1945, per una banale infezione, lascerà la vita terrena. In suo ricordo, alcuni anni fa, è stata intitolata una via proprio a Montemagno.

Prodotti tipici - Montemagno è conosciuto come il paese del vino e dell'olio buono: infatti ci sono diversi agricoltori che producono un ottimo olio Extra Vergine di oliva ed un ottimo vino, sia rosso. rosato e bianco, inoltre non va dimenticata la produzione di un buon vinsanto. Per l'assaggio e l'acquisto di questi deliziosi prodotti tipici della zona sono da ricordare l'azienda agricola Burchietti Andrea Francesco (Via Antonio Noci 103); l'azienda agricola Le Prunaie di Romano Roberto (Via Leano 123); l'azienda agricola Noci Carlo e l'azienda agricola Michelozzi Costantino Marco (entrambe in via Boschetti e Campano). Va ricordato pure che, da alcuni anni esiste un agriturismo, precisamente l'agriturismo Le Colmate (via Leano n. 64), dove si può trovare buona accoglienza, un soggiorno rilassante e la possibilità di raggiungere, in breve tempo, i principali centri turistici e culturali della Toscana. Inoltre l'azienda offre la vendita di prodotti tipici della zona, in primo luogo un ottimo olio extra-vergine di oliva; tale agriturismo si può visitare sui siti internet, alla voce agriturismi in Toscana.

Fonte: www.ursea.it/gite/montemagno%20di%20quarrata/montemagno%20di%20quarrata.htm

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