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Museo


dove / quando


Via Ciminia II

Chiusi

Siena

Toscana

43.017517°, 11.948281°

Indicazioni stradali


Sempre disponibile


recapiti


Telefono +39 0578 20915
Cellulare +39 334 6266851
Sito Web www.clanis.it/default.asp


costi


Biglietto:
intero: € 3,00
ridotto: € 2,00 (dai 6 ai 14 anni e sopra i 65 anni)
gratuito: fino a 6 anni


descrizione


Il Museo Civico - La Città Sotterranea è l’ultimo nato in ordine di tempo fra i musei di Chiusi.
Si articola in tre sezioni, ospiti di due distinti edifici e di un complesso di sotterranei che si aprono nel cuore del centro storico.

L'ingresso e la biglietteria sono situati in Via II Ciminia, che si sviluppa sul lato destro di Palazzo delle Logge, in Piazza XX Settembre, di fronte al Municipio.

La visita al Museo Civico è strutturata in piccoli tours guidati della durata di circa 40 minuti l'uno. E' necessario recarsi alla biglietteria negli orari delle visite indicati di seguito:

Orari delle visite:
da Maggio a Ottobre:dal Martedì alla Domenica:10.15 - 11.30 - 12.45 / 15.15 - 16.30 - 17.45

da Novembre ad Aprile:
Giovedì e Venerdì:10.10 - 11.10 - 12.10
Sabato e Domenica:10.10 - 11.10 - 12.10 / 15.10 - 16.10 - 17.10

Il suo allestimento, portato a termine nel 2005, ha consentito di recuperare al pubblico ambienti molto suggestivi e di mettervi in mostra i risultati di decenni di ricerche locali sulla “città sotterranea” nonché di studi specialistici recenti su fenomeni che hanno caratterizzato la storia del territorio, da quelli dell’impaludamento della valle e delle successive bonifiche alla ricchezza incomparabile delle testimonianze epigrafiche degli Etruschi di Chiusi in età ellenistica.Tutto questo in uno stimolante percorso didattico, ricco di pannelli esplicativi, foto, reperti e ricostruzioni, che trasforma ognuno in un possibile protagonista delle ricerche nel millenario sottosuolo di Chiusi, invitandolo a sfogliare libri, a disegnare fantastiche costruzioni, a toccare rocce, ad ascoltare lo stillicidio delle acque di un pozzo.

Fra i reperti troviamo esposta una scelta significativa di quelli recuperati negli scavi dei cunicoli dell’Orto Vescovile, delle cantine del Palazzo Bonci Casuccini e della cisterna di Via Mecenate, dalle innumerevoli lucerne al vasellame di età etrusca e romana, alle terrecotte architettoniche, alle monete, ai piccoli oggetti di bronzo e in osso, agli intonaci dipinti dai vivaci colori, ai marmi esotici di antichi edifici distrutti, alle maioliche rinascimentali e sei-settecentesche frutto di scarichi ‘moderni’.

Nel piano seminterrato troviamo poi in bella mostra le attrezzature originali da speleologo, canotto di gomma compreso, usate nell’esplorazione del ‘laghetto’ di Fontebranda e, soprattutto, al centro della sala, il grande e accurato plastico della città colta nella sua immagine settecentesca ancora cinta da mura, con la sottostante complessa rete di cunicoli, pozzi, cisterne sinora rilevata, ‘esplosa’ in pianta e ricostruita in scala.La sezione “Attività produttive”è allestita nei magazzini e nelle cantine del nobile Palazzo Bonci Casuccini, negli ambienti, in parte ipogei, che fin oltre la metà del secolo scorso costituivano una vera fattoria urbana.
Vi si racconta il complesso rapporto uomo-ambiente nella valle dell’antico fiume Clanis, divenuta palude malarica e poi rifiorita con le bonifiche tardo settecentesche e del primo Ottocento.
La illustrano oggetti di vita quotidiana, cartografie antiche e ricostruzioni di ambienti simbolo: da una riva nascosta del lago di Chiusi allo scrittoio del fattore, reso tipico dal connubio tutto locale fra agricoltura e archeologia.
Di particolare interesse, oltre ai prodotti dell’artigianato delle erbe palustri, ai vari attrezzi agricoli, al carteggio della Fattoria Bonci Casuccini coi suoi libri dei conti capaci di raccontare un secolo di agricoltura, alcuni reperti archeologici molto peculiari, legati alla manifattura locale delle ceramiche: il vasellame e gli scarti di fornace recuperati nelle fornaci tardo-etrusche di S. Erminia (II-I sec. a.C.), a cui si accompagnano in altra vetrina alcuni splendidi boccali di maiolica rinascimentale restituiti, fra i tanti, dal fortunato scavo della cisterna Cencini, presso la chiesa di S. Maria Novella.
Nelle cantine, scavate forse nel XVIII secolo ampliando preesistenti ambienti ipogei, il percorso di visita si dirama.

Da un lato ci si può spingere attraverso un antico cunicolo fino all’affaccio su un grande pozzo di età etrusca (II-I sec. a.C.) alla base del quale, circa quindici metri più in basso, si allarga un ampio bacino di acqua sorgiva (il c.d. “Laghetto sotterraneo di Fontebranda”) che appare di un intenso color verde smeraldo, nel silenzio rotto soltanto dallo stillicidio cadenzato delle gocce.
Dalla parte opposta, nei sotterranei che si estendono fin sotto i palazzi di Via Petrarca e Via Serafino Petrozzi, troviamo la sezione “Epigrafica”.

Essa ospita circa 300 urne cinerarie e alcune centinaia di tegole funerarie iscritte, in ambienti ipogei dove l’affollarsi ordinato lungo le pareti delle urne di pietra offre un impatto visivo che si può ben presumere simile a quello dell’originario rinvenimento. Nata come magazzino visitabile e poi divenuta galleria dove acquisire familiarità con i segni e i suoni della lingua etrusca, questa ricchissima raccolta di epigrafi, in gran parte etrusche, ma anche latine e bilingui, scolpite nel travertino o graffite sulla terracotta, consente di comprendere attraverso i nomi e i legami familiari dei defunti la storia sociale della città etrusca e poi romana fra il IV e il I secolo a.C. e costituisce una sorta di Anagrafe unica nel suo genere per il mondo antico, che neppure Roma e Atene per quel periodo possono vantare.

Consente anche di venire a contatto coi simboli e l’immaginario del mondo funerario etrusco, che gli scalpellini hanno raffigurato sulle casse, dalla tonda patera (l’ampia tazza usata per le offerte votive) fra due pelte (i piccoli scudi lunati delle Amazzoni), che è il più ricorrente, agli elementi floreali e vegetali (soprattutto grandi rosette e foglie d’acanto), ai mascheroni umani, ai cavalli, per lo più dotati di ali e di grandi code di pesce, ad altre figure mitologiche mostruose, come Scilla o come una rara coppia di donne centauro.Ogni reperto epigrafico è dotato di un proprio supporto didattico, molto dettagliato, pur se spesso mancano i dati del contesto di provenienza per le vicende confuse di gran parte dei ritrovamenti ottocenteschi che hanno originato la raccolta.




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